GOR’KIJ. POLEMICHE SU VILLEGGIANTI

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Fausto Malcovati *
(*) Autore principale:
Fausto Malcovati | istituto.lombardo@unimi.it

Abstract

Dopo il grande successo dei primi due lavori teatrali rappresentati nel 1902 al Teatro dell'Arte, "Na dne" e "Mescane", Gorkij torna al teatro due anni dopo, nel 1904, con un nuovo testo, "Dacniki", scritto per la compagnia di Stanislavskij e Nemirovic ma da loro rifiutato: è la Komissarzevskaja a portarlo in scena, scatenando furiose polemiche. Al centro del lavoro un gruppo di ricchi borghesi e di intellettuali: mentre i personaggi maschili si dimostrano arroganti e volgari, le loro mogli, sorelle, figlie reagiscono, si indignano, manifestano una precisa volontà di uscire dalla meschina esistenza a cui vengono costrette, dominata da avidità, indifferenza, corruzione. Il lavoro viene aspramente criticato dal gruppo riunito intorno a Merezkovskij e Filosofov, che accusano Gor'kij di superficialità e banalità, mentre il pubblico giovane lo sostiene. Gor'kij inizia, con "Dacniki", una serie di lavori dedicati all'intelligencija: nel complesso periodo che ruota intorno alla domenica di sangue e alle prime due Dume, l'intera società russa viene posta di fronte a problemi e responsabilità di straordinaria gravità, a cui gli intellettuali, almeno per Gor'kij, si dimostrano incapaci di dare risposte valide e concrete.

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