“LA MADRE” DI MAKSIM GOR’KIJ NELLA REGIA DI BERTOLD BRECHT, SPERIMENTAZIONE O NEGAZIONE DEL TEATRO EPICO

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Joanna Spendel *
(*) Autore principale:
Joanna Spendel | istituto.lombardo@unimi.it

Abstract

Nella storia del teatro tedesco si può parlare di tre regie (con relativa messa in scena) della “Madre” da parte di Bertold Brecht. La prima ebbe luogo il 17 gennaio 1932 al teatro del Schifferbauerdamm, sotto la regia comune di Brecht e Burri; lo sceneggiatore fu invece Caspar Neher; nei ruoli principali si esibiscono Helene Weigel (la madre) ed Ernst Busch (il figlio Pavel). Nella pièce entrano anche gli avvenimenti locali più recenti, come quelli relativi al 1 maggio del 1929 a Berlino, dove negli scontri con la polizia 31 persone persero la vita. Il testo scenici della prima rappresentazione, in quattordici scene e nove numeri musicali, non si sono conservati. Lo spettacolo, il cui valore pedagogico era stato sottolineato da Brecht stesso nella rivista “Versuche” n. 15 del 1933, fu visto e apprezzato da molti lavoratori, ma rifiutato dalla maggior parte dei giornali “borghesi”. Nel 1933 fu vietata in Germania la rappresentazione della “Madre”, come del resto di tutte le opere teatrali di Brecht. Nel settembre del 1949 Brecht inizia presso i Kammerspiele di Lipsia una messa in scena della “Madre” proponendo, nella veste di regista-ospite, Ruth Berlau. Brecht giunge il 12 gennaio del 1950 a Lipsia e prende parte alle prove finali dello spettacolo: la prima a Lipsia avviene il 15 gennaio 1950. Come parte essenziale per la sceneggiatura servono alcune fotografie della rappresentazione del 1932 che si erano conservate e alcuni disegni preparati sempre da Caspar Neher che rievocano il primo spettacolo. La successiva messa in scena avviene al “Berliner Ensemble” nel 1951, con alcuni cambi nella storia della “Madre” (ad esempio l’introduzione di un altro personaggio di riferimento come il meccanico Lapkin) e alcune innovazioni rispetto allo spettacolo precedente (due spazi recitativi, ogni scena considerata una parabola, ecc.). La sceneggiatura non sottolinea la specificità del luogo ma, attraverso la proiezione di quadri e brevi filmati, assume la funzione drammatica, anticipando o posticipando l’avvenimento. Lo sceneggiatore Caspar Neher ricorre di nuovo alla soluzione originaria della “semplice impalcatura scenica”, soddisfacendo così anche la richiesta di uno spettacolo facilmente spostabile e adattabile a ogni sala e ogni teatro, con costi piuttosto bassi. Il colorito storico però viene notevolmente sottolineato con delle proiezioni pittoriche e a colori sullo sfondo della scena. La rappresentazione del 1951 del “Berliner Ensemble” utilizza molti elementi della messa in scena di Lipsia, ma al contempo imprime allo spettacolo un aspetto nuovo con vari riferimenti alla storia russa e alla storia del partito comunista tedesco. Già nel marzo dello stesso anno il Comitato Centrale del Partito comunista tedesco critica il formalismo nell’arte, riferendosi proprio allo spettacolo di Brecht, con la conseguenza che il dramma, pensato per una rappresentazione molto ampia, potrà essere rappresentato solo al “Berliner Ensemble” negli anni 1952-56 e in nessun altro teatro della DDR. Questa limitazione fu imposta a quasi tutti i testi di Bertold Brecht. Che questo spettacolo abbia occupato un posto importante nel paesaggio teatrale della DDR, è dimostrato dal fatto che per vent’anni ha figurato sul cartellone del “Berliner Ensemble” fino alla morte dell’attrice Helene Weigel, protagonista storica della “Madre”.

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